domenica 9 settembre 2012

FESTA della GUARDIA 2012


La novena.
La Festa della Madonna della Guardia è stata preceduta da un'intensa novena guidata dal Rettore del Santuario, Mons. Marco Granara, che, articolata in Lodi, Messa e Rosario quotidiani, ha avuto il suo momento centrale nelle riflessioni-dialogo della sera, nel Salone Azzurro, tra gli antichi e preziosi ex-voto in mostra e recentemente restaurati. Tali riflessioni hanno avuto ad oggetto i temi del giorno: tra gli altri, la fede, la Chiesa, un mondo globalizzato e più solidale, dovere civico e politica, la fedeltà coniugale. Il messaggio era quello stesso che Maria aveva rivolto nel momento dell’Apparizione a Benedetto Pareto: costruire con Lei i Santuari delle coscienze, delle famiglie, della comunità civile e religiosa. Questo percorso è stato anche quest'anno affidato alla preghiera e alla penitenza delle Monache di clausura della Diocesi e di quanti sono impediti, dalla salute o da altri guai, a salire al Santuario.
La Messa della Vigilia: la « Peregrinatio Mariae ». 
La sera della Vigilia, sotto un cielo limpido e soleggiato, che lasciava chiaramente intravedere in lontananza, tra suggestivi giochi di luce, il mare e l’intera città coronata dai suoi monti, si è svolta la tradizionale processione che, lungo quattro chilometri, si snoda dalle Fonti delle Acque minerali fino al Santuario. A essa, presieduta dall'Arcivescovo, Card. Angelo Bagnasco, con la partecipazione del Vescovo Ausiliare, Mons. Luigi Palletti, introdotta dal Rettore, Mons. Marco Granara, hanno partecipato numerosissime persone: molti erano i giovani e le famiglie; molti erano anche i fedeli più avanti negli anni, ciascuno col ricordo di se stesso fanciullo che – come ha detto poi di sé lo stesso Cardinale – saliva a piedi a questo luogo insieme ai propri cari.
Al termine, il Card. Bagnasco, ormai fattosi buio, ha presieduto nell'affollato Santuario, tra i canti mariani e il profumo d'incenso, la Messa della Vigilia, concelebrata con il Vescovo Ausiliare e con numerosi sacerdoti. Nell'omelia, egli ha subito sottolineato che questo pellegrinaggio, “ che ogni primo sabato del mese rinnoviamo, sarà presto come ricambiato dalla Santa Vergine “ e ha aggiunto che “ la « Peregrinatio Mariae » renderà la Sua vicinanza più visibile “.
Nel Vangelo della Festa significativamente si legge: “ In quel tempo, levandosi, Maria se ne andò con gran fretta sulle montagne di Giuda ed, entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta “.
Nel sentire quelle parole dell'Arcivescovo, ricorrono allora alla mente le tante visite che la Madonna ha ripetuto nel tempo, soprattutto in luoghi silenziosi e collocati un po' in alto, quasi a indicare la necessità di uno sforzo deciso e costante – come lascia intendere l'espressione “ con gran fretta “ - di una elevazione verso il Cielo: sono questi i luoghi in cui la pietà popolare ha eretto con fede quegli edifici da Lei voluti e che sono diventati i Suoi Santuari.
Nel 1490 Maria venne anche su questo monte per dire a Genova che Ella la guarda e protegge, e da allora Genova la riconosce come Madre attraverso quella semplice e accorata invocazione: “ Madonna della Guardia, prega per noi “.
Si comprende, in tal modo, come l'annuncio del Cardinale fosse percorso da una certa emozione: “ La venerata immagine della Madonna della Guardia si farà pellegrina tra le nostre case, la porteremo nelle nostre chiese e in alcuni luoghi della sofferenza umana. Sosterrà per qualche giorno in ognuno dei Ventisette Vicariati della Diocesi “. Vi sarà, infatti, anche una visita agli Ospedali San Martino, Gaslini, alle Carceri di Marassi, agli Istituti Piccolo Cottolengo in Via Paverano e in Via del Tigullio a Quarto.
Ha detto ancora il Cardinale: “ L'accoglieremo sabato 22 settembre e ritornerà al Santuario domenica 9 dicembre prossimi “. Molti hanno già osservato che si tratta di una felice coincidenza, perché il 22 settembre ricorre la memoria di Santa Virginia Centurione Bracelli, fondatrice delle Suore Brignoline, tanto care a Genova. Essa fu colei che, molto devota della Madonna e appartenendo a una nobile e potente famiglia cittadina, nel XVII secolo si prodigò, trattando coi Senatori e col Doge, per ottenere che la Repubblica Genovese fosse consacrata a Maria.
Il Card. Bagnasco ha quindi rilevato che la « Peregrinatio Mariae » segnerà nella diocesi di Genova il grande ingresso nell'Anno della Fede, costellato da alcune indicazioni pastorali e da alcuni appuntamenti comunitari. Ha spiegato perché il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto per tutta la Chiesa questo anno particolare: “ Perché la fede è il caso serio del cristiano, la questione delle questioni “. Ed è tornato sulla posizione della Chiesa cattolica circa il relativismo etico, di cui più recentemente all'Enciclica “ Spe salvi “ di Papa Benedetto del 30 novembre 2007.
Ha egli, con una efficace immagine, insegnato in proposito: “ Il rischio che tutti corriamo è quello di fare della fede qualcosa di collaterale all'uomo, quasi un vestito da indossare e adattare secondo le preferenze di ognuno “. E ha aggiunto: “Il rischio è di farla diventare una realtà intellettuale o sentimentale – un'opera dell'uomo – anziché riconoscerla come evento di grazia e di salvezza, un dono di Dio“. Citando Pelagio, che – ha precisato – nel quinto secolo pensava che ognuno salva se stesso con le proprie forze seguendo l'esempio di Cristo, ha affermato: “Ma Gesù è molto di più di un «buon esempio» a cui guardare, è colui che salva con la sua croce, ci dona la sua grazia, ci fa creature nuove“. E ha concluso riaffermando l'esigenza di una fede incentrata su Dio, e non sull'uomo; affidata alla grazia, e non alle capacità e alle risorse umane.
Il Card. Bagnasco ha ribadito che la « Peregrinatio Mariae » ci farà comprendere che cosa è la fede vera: “ Maria è la « donna della fede », la Madre e la prima discepola di Gesù. Da lei impareremo innanzitutto che la fede è aggrapparsi alla parola del Signore non perché corrisponde alla logica e all'evidenza umana, ma perché la dice Dio: noi ci fidiamo di Lui e per questo ci affidiamo a Lui come Maria “. E ha concluso con una esortazione: “ Cari Amici, disponiamo i nostri cuori a vivere questo tempo di grazia con umiltà generosa … E allora anche il nostro impegno come credenti sarà più grande e più efficace, soprattutto sarà più sereno sapendo che Dio è sempre all'opera con noi e, a volte, nonostante noi “ e con una invocazione: “ La Madonna doni a tutti - più limpidi – gli occhi della fede ”.
La Messa Pontificale: una società coesa e solidale.
Il giorno dell'Apparizione, in una mattinata soleggiata, in comunione spirituale con tutti i Santuari della Guardia del mondo, alla presenza dell’Arcivescovo, Card. Angelo Bagnasco, e del Vescovo Ausiliare, Mons. Luigi Palletti, delle autorità cittadine, della Banda di Ceranesi, delle Confraternite coi colossali Cristi, di numerosi sacerdoti e religiosi e di migliaia di fedeli di tutte le età che continuavano a salire qui da ogni angolo della città, il Rettore del Santuario, Mons. Marco Granara, ha dato lettura davanti alla Cappella, detta appunto dell'Apparizione, dell’atto del Notaio Badaracco che attesta l'evento. Era presente anche un folto gruppo di pellegrini, guidati dal parroco e dal sindaco, provenienti da San Giovanni Incarico, un pittoresco borgo della Ciociaria e nel cui territorio esiste una Cappella dedicata alla Madonna della Guardia. Dopo la Supplica recitata dall'Arcivescovo, è iniziata la processione al Santuario con l’arca e lo stendardo della Madonna, mentre veniva devotamente recitato il rosario e venivano intonati canti mariani.
Ha fatto seguito la Messa pontificale, presieduta dal Card. Bagnasco e con la partecipazione del Vescovo Ausiliare: al suo termine, il Rettore ha ricordato che sei anni fa proprio in questo luogo fu annunciata la nomina ad Arcivescovo di Genova dell’allora Mons. Bagnasco, che, commosso, ha ringraziato la Madonna della Guardia. Significativa è stata la presenza dell'astronauta genovese Franco Malerba, che - avendo realmente viaggiato nei cieli – ha rinnovato la sua sentita devozione alla Madonna della Guardia: la medaglia della Guardia che portò con sé nello spazio è ora custodita tra gli ex-voto. Egli, affermando che scienza e fede possono convivere, alla preghiera dei fedeli ha così pregato: “ Alla Guardia affido anche tutte le future missioni spaziali e chiedo una grande benedizione per tutti i Genovesi “.
Si sente spesso ripetere – lo ha detto più volte anche il Rettore durante la novena – che la Madonna viene e fa sentire la sua speciale presenza quando particolari problemi affliggono il suo popolo. Con un espresso richiamo al tema della « Peregrinatio Mariae » della sera precedente, il Cardinale ha così esordito: “ E' inutile nasconderci che nel cuore abbiamo il peso della crisi che attanaglia, e il pensiero corre al lavoro di chi l'ha e spera di tenerlo, di chi lo cerca e non riesce a trovarlo, di chi l'ha perso “.
Egli, ampliando lo sguardo oltre la Diocesi, con un'analisi in cui traspare evidente l'impegno di Presidente dei Vescovi italiani, ha centrato la questione del momento attuale: la crisi economica. E, con lucidità, ne ha messo in rilievo i caratteri fondamentali: “ La grave congiuntura economica, che ha ricadute pesantissime e preoccupanti sull'occupazione e sulla vita sociale del Paese come dell'Europa e del mondo, non è una crisi congiunturale ma di sistema “.
Perciò, il Card. Bagnasco ha osservato che non è possibile un affronto puramente nazionale, il quale prescinda da quel contesto europeo e mondiale che – ha precisato – sarebbe illusorio e suicida sottovalutare e in cui bisogna poter stare con competenza e autorevolezza: “ Per queste ragioni l'ora riveste un carattere eccezionale, mentre vengono in mente altri passaggi critici della nostra storia “.
Il Cardinale ha proseguito: “ La strada intrapresa, in Italia come altrove nel mondo, è fortemente in salita “. E ne ha indicato il percorso: “ Uscire dalla strettoia, che ha costi alti per famiglie, giovani, adulti e pensionati, è possibile ma solo « insieme » “. Con una notazione psicologica, sono emerse le sue preoccupazioni di Pastore: “ Se le persone si sentono sole di fronte alle difficoltà, si deprimono e si arrendono, finiscono ai margini della vita, facile preda del peggio; ed è noto che, senza lavoro e nella incertezza, il male ha buon gioco “.
Egli, per contro, ha rimarcato: “ Quando, per interessi economici, sull'uomo prevale il profitto oppure, per ricerca di consenso, prevalgono visioni particolaristiche o distorte, le conseguenze sono devastanti e la società si sfalda “. E ha ammonito: “ Prima di qualunque, pur legittima bandiera particolare, infatti, viene la bandiera della Nazione “.
Di qui è passato a un richiamo ai valori della nostra storia: “ Superando prospettive ideologiche, è necessario tenere ben saldo il legame con quei valori che fanno parte della nostra storia e ne costituiscono il tessuto profondo: tessuto che a qualcuno sembra talmente acquisito da non aver bisogno di attenzione e da altri è guardato con sospetto e insofferenza, come se fosse di intralcio al progresso “.
Il Card. Bagnasco, enunciando la posizione e l'impegno della Chiesa, a questo punto, ha fatto appello alla responsabilità delle istituzioni: “ E' l'ora di una solidarietà lungimirante, dell'assoluta concentrazione sui problemi prioritari dell'economia e del lavoro, della rifondazione della politica e delle procedure partecipative “. E ha sollecitato quella riforma dello Stato da cui da molto tempo si sente parlare: “ La vita della gente è segnata in modo preoccupante, e sente che il momento è decisivo: dalla sua soluzione dipende anche la tenuta sociale “.
Tra i valori da sempre fondanti la nostra società, il Cardinale ha sottolineato quello della famiglia: “ La famiglia, oltre a essere il grembo naturale della vita nella sua inviolabilità, si rivela ancora una volta come il fondamento affidabile della coesione sociale, baluardo educativo dei giovani, vincolo di solidarietà tra generazioni “. Per questo, egli ha affermato che la società deve presidiare la famiglia riconoscendone pubblicamente il valore unico e ponendo in essere tutte quelle misure necessarie e urgenti affinché non sia umiliata e non deperisca.
Il Card. Bagnasco ha manifestato la sua vicinanza alla “ gente indigente e sola, alla ricerca di un pane, ma prima ancora di attenzione, ascolto e fiducia “, e ha concluso l'omelia invocando la sapienza di Dio e affidando alla Santa Vergine queste considerazioni e le preoccupazioni che ne conseguono.
La Messa del pomeriggio: vedere l'anima.
Alla Messa del pomeriggio il bel tempo ha consentito l’afflusso di nuovi fedeli, in un clima non così solenne come quello del mattino, ma più semplice e raccolto. In questo clima, nell'omelia, il Card. Bagnasco è andato alla ricerca del profondo significato dell'uomo, in preparazione all'Anno delle Fede che il Santo Padre ha indetto per la Chiesa universale da ottobre 2012 a novembre 2013, nel cinquantesimo anniversario del Concilio vaticano II e nel ventesimo del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Egli, riportando le parole di Papa Benedetto XVI, rivolte ai Vescovi del Portogallo l'11 maggio 2010, ha osservato che “ spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista “. E, richiamando la Lettera Apostolica “ Porta Fidei “ dell'11 ottobre 2011, con la quale si indice l'Anno della Fede, ha ribadito che lo scopo dell'Anno della Fede è “ un invito a un'autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo “.
Il Cardinale ha quindi così precisato: “ L'uomo esiste come un piccolo frammento della realtà, eppure è più grande del mondo perché il suo pensiero può raggiungere e oltrepassare tutte le cose; anzi è capace di cercare ciò che nell'universo non si trova, cioè il suo significato “. E ha colto l'essenza del significato dell'uomo in questo concetto: “ Il nostro « corpo » ci rende esigui e l' « anima » ci fa più grandi dell'universo, immortali, sovrani dei nostri atti “.
Egli ha constatato: “ Si crede certamente al corpo, ma all'anima? In tempi non lontani, per paura di deprezzare il corpo, abbiamo smesso di parlare dell'anima. Il risultato è che ci ha rimesso l'anima e il corpo! Cioè l'uomo “.
Il Card. Bagnasco ha affermato la necessità e la possibilità di vedere l'anima: “ Se facessimo caso al sorriso di una persona, noi vedremmo l'anima, cioè quella realtà interiore fatta di sentimenti, emozioni, pensieri, aspirazioni nobili che quasi si materializzano nel sorriso del volto “. Ha aggiunto che è anche possibile, se siamo meno distratti, sentire il rumore dell'anima: “ E poi, quella sete di verità, di felicità, di giustizia, che unifica l'umanità intera, non è forse il palpito dell'anima che invoca la salvezza dall'alto? Salvezza dall'errore, dalla morte, dalla colpa? “.
Il Cardinale, a questo punto, ha osservato che Dio ha risposto a questa corale invocazione con Gesù di Nazaret: “ Cristo è la luce, luce che risplende nelle tenebre “. Di qui sorge l'esigenza di essere luce: “ Accogliere la Luce per essere luce “.
Bello è questo passaggio dell'omelia: “ Solo se saremo innamorati di Cristo potremo accendere il fuoco dell'amore in un mondo freddo, solo se viviamo la gioia del Risorto saremo araldi della gioia in un mondo triste che ha paura di sé e del suo futuro, solo se accogliamo il dono della grazia e della luce potremo essere sale e luce nella storia del nostro tempo “.
Egli ha poi spiegato con poche parole semplici che cosa è la fede: “ La fede non è fare qualcosa per Dio ma lasciarci fare da Lui ... E' tutto il contrario della pretesa del mondo di tenere le cose in mano, di dominare le cose a proprio piacimento. La fede non è conquista ma dono; per raggiungerla bisogna lottare non con Dio ma con la nostra superbia “. E ha sottolineato: “ Credere è l'unico modo per incontrare Gesù e quindi per conoscerlo … Non è incertezza come quando diciamo « credo che un progetto andrà bene », … perché credere significa fidarci di Lui “.
Il Card. Bagnasco ha anche sottolineato, con una bella immagine, che per arrivare alla fede occorre la preghiera: “ La preghiera è arrendersi a Dio, stare davanti a Lui a piedi nudi, attendere la sua grazia “.
L'Arcivescovo, invocando la Madonna, Donna della Fede, ha alla fine indicato una forma di preghiera: “ Dobbiamo dire: « Io credo Signore, io credo in Te, aumenta la mia fede »“.
PierLuigi Pastorino

domenica 4 settembre 2011

FESTA della GUARDIA 2011

La novena.
La Festa della Madonna della Guardia è stata preceduta da una intensa novena guidata dal Rettore del Santuario, Mons. Marco Granara, che, articolata in Lodi, Messa e Rosario quotidiani, ha avuto il suo momento centrale nelle consuete riflessioni-dialogo del pomeriggio sotto agli alberi, dedicate quest’anno alla figura di Maria e del Santo del giorno, sulla base di un decalogo che metteva in evidenza le più importanti questioni di attualità, come la questione educativa, la vita politica, l’emigrazione. Il messaggio era quello stesso che Maria aveva rivolto nel momento dell’Apparizione a Benedetto Pareto: costruire con Lei coscienze, famiglie, comunità civile e religiosa. Questo percorso è stato affidato alla preghiera e alla penitenza delle Monache di clausura della Diocesi e a quanti sono impediti, dalla salute o da altri guai, a salire al Santuario.
La Messa della Vigilia.
Al termine della processione che – in una serata limpida e soleggiata, che lasciava chiaramente intravedere in lontananza il mare e l’intera Città – si è snodata per quattro chilometri dalle Acque minerali fino al Santuario e a cui hanno partecipato numerosi fedeli e alcune autorità, il Card. Bagnasco, ormai fattosi buio, ha presieduto la Messa della Vigilia, concelebrata dal Vescovo Ausiliare, Mons. Luigi Palletti, e da molti sacerdoti. Durante le Messe di questi giorni solenni, le omelie del Cardinale sono state legale da un unico filo conduttore, pur considerato in suoi diversi aspetti: il difficile tema dell’emergenza educativa. Il Card. Bagnasco lo ha affrontato sempre con molta serenità, con voce calma e decisa, ma la gravità e l’urgenza del problema, spesso messo in rilievo anche da Papa Benedetto XVI e al centro dell’impegno pastorale dei Vescovi italiani per il decennio 2010-2020, non hanno potuto nascondere le sue preoccupazioni di Pastore, anche come Presidente della CEI. Nell’omelia della Vigilia, l’emergenza educativa ha condotto il Cardinale a trattare della famiglia quale grembo e scuola di vita. Si è domandato, anzitutto, il Card. Bagnasco: “ A chi tocca questo affascinante e impegnativo compito? “. E pronta è stata la risposta: “ In primissimo luogo ai genitori: da che mondo, sono loro i primi e insostituibili educatori dei figli per diritto naturale “. Ma il Card. Bagnasco è andato ancora più in là, affrontando i rapporti tra Stato e Chiesa nello svolgimento di questo “ non facile compito “: “ La Chiesa e lo Stato devono affiancarsi ma non sostituirsi in questo diritto-dovere insito nella generazione stessa “. L’emergenza educativa richiama, infatti, la famiglia a far emergere il suo aspetto genetico in senso lato: essa è chiamata a generare, a dar vita, non solo nel senso biologico, ma, più compiutamente, nel senso della formazione di una nuova persona umana. Ha affermato il Card. Bagnasco: “ Sì, perché concepire e dare alla luce una vita è un miracolo di Dio, al quale ai genitori è dato di partecipare; ma essi devono anche dare alla luce una persona e un cristiano “. E ha precisato che questo è un altro miracolo di Dio: “ Ma qui la gestazione è lenta, paziente, spesso sofferta, che muta negli anni e che terminerà solo in Cielo “. Aveva, in proposito, già detto il Card. Bagnasco in altro luogo: “ Educare significa “ e-ducere “, cioè tirar fuori da ciascuno la persona: il che richiede una particolare azione di cura “. L’emergenza educativa, partendo dalla famiglia, coinvolge allora momenti affettivi e morali insieme: il momento affettivo ha sempre un risvolto morale, perché il prendersi cura dell’altro comporta un’etica degli affetti. Compito della famiglia è allora trasmettere questo immenso patrimonio affettivo e morale “ di generazione in generazione “: l’espressione è ancora del Card. Bagnasco ( Lettera pastorale 2010-2011 ). Egli ha ricordato i tempi in cui la famiglia era una zona franca, un punto certo nel quale trovare attenzione e ascolto, richiamo e incoraggiamento. “ Sapevamo che, in quel grembo, qualcuno aveva fiducia in noi nonostante i nostri limiti, errori, insuccessi o paure “. E ha aggiunto: “ Era un luogo dove si scopriva il nome giusto delle cose, la distinzione tra bene e male, tra doveri e diritti: un luogo dove l’intreccio di presenza certa e di amore solido ci ricostituiva le forze “. L’emergenza educativa può adempiere il suo compito di formare una solida persona umana solo quando può contare su relazioni stabili. “ Come sappiamo, esistono tendenze che mirano a snaturare il volto della famiglia, rendendola una soggetto plurimo e ondivago, senza il sigillo oggettivo del matrimonio. Si vuole far accreditare culturalmente situazioni dove i rapporti si possono fare e disfare in nome dell’autenticità dei sentimenti o addirittura del bene dei figli “. Ma si è chiesto: “ Una realtà incerta e variabile può dare sicurezza? E i figli non hanno forse diritto a qualunque sacrificio pur di tenere salda la coppia e la famiglia? “. Il Card. Bagnasco, a questo punto, si è rivolto a coloro che ricoprono carche pubbliche: “ Per questo lo Stato, che di per sé deve difendere e costruire il bene comune, ha il compito grave di salvaguardare e promuovere il bene primario della famiglia, per cui un uomo e una donna si scelgono nell’amore e si consacrano totalmente e per sempre l’uno all’altra con il vincolo del matrimonio “. E ha ammonito: “ Chi ha responsabilità della cosa pubblica deve saper guardare lontano, alle conseguenze delle proprie decisioni, se non vuole porre premesse disgregative della stabilità futura, sia delle persone che della società “.
La Messa Pontificale.
Il giorno della Apparizione, in una mattinata soleggiata, in comunione spirituale con tutti Santuari della Guardia del mondo, alla presenza dell’Arcivescovo, Card. Angelo Bagnasco, e del Vescovo Ausiliare, Mons. Luigi Palletti, delle autorità cittadine, della banda di Ceranesi, delle Confraternite coi colossali Cristi, di numerosi sacerdoti e religiosi e di migliaia di fedeli di tutte le età che continuavano a salire qui da ogni parte della città, alcuni anche a piedi e in bicicletta, il Rettore del Santuario, Marco Granara, ha dato lettura dell’atto del Notaio Badaracco che attesta i fatti dell’apparizione. Dopo la Supplica, è iniziata la processione al Santuario con l’arca e lo stendardo della Madonna, mentre veniva devotamente recitato il rosario e venivano intonati canti mariani. Ha fatto seguito la Messa pontificale, presieduta dal Card. Bagnasco e con la partecipazione del Vescovo Ausiliare in cui è stato ricordato dal Rettore che cinque anni fa proprio in questo luogo fu annunciata dal Card. Bertone la nomina ad Arcivescovo di Genova dell’allora Mons. Bagnasco, che, commosso, ha ringraziato la Madonna della Guardia. Durante l’omelia, il Card. Bagnasco è ritornato sulla sfida educativa. Egli è partito da Maria: “ Siamo qui per la solennità della Madonna della Guardia che dal 1490 guarda la nostra Città e dalla Città è guardata “. Ha contemplato, quindi, Maria educatrice del Figlio Gesù: “ Eleviamo gli occhi alla venerata effigie e chiediamo: che cosa hai da dirci quest’anno? “. E ne ha tratto ispirazione: “ Lei sembra volerci parlare della sua esperienza di Madre, Madre. Sembra che voglia parlarci del suo compito di crescere il piccolo Gesù che, in quanto vero uomo, ha avuto bisogno di tutto, anche di essere educato secondo la tradizione della sua famiglia, del suo villaggio, del suo popolo “. Il Card. Bagnasco è andato subito con la memoria ai giovani: “ E quanto ci sia bisogno di educarci e di educare tutti lo vediamo. I due milioni di giovani giunti a Madrid per la Giornata Mondiale della Gioventù sono una buona notizia per il mondo “. Egli ha constatato: “ I giovani non vogliono essere ingannati: sanno che la vita non è di chi se la gode, di chi è più scaltro e forte, di chi ha la strada spianata; e che il successo del potere e dell’affermazione personale – anche a prezzo della propria onestà – non porta lontano “. Così ha continuato con sempre maggior vigore: “ Nonostante turbolenze e cadute, il giovane sa che la strada della realizzazione e della gioia sta da un’altra parte, quella del dovere e del sacrificio, della famiglia stabile e feconda, di rapporti veri. Intuisce che nulla è così triste quanto una vita vuota e priva di senso “. E ne ha tratto un monito per gli adulti: “ Di fronte a queste attese, il mondo degli adulti non può rimanere indifferente e inerte, tanto meno lo possiamo noi cristiani “. Da Maria è arrivato a Gesù, secondo l’antico motto “ Ad Jesum per Mariam “: “ Nel Signore Gesù – cristiani o meno – troviamo il pedagogo migliore, il paziente Maestro della nostra mai conclusa crescita. Veramente Gesù è la verità, la via, la vita dell’uomo! “. In questo senso, il Card. Bagnasco ha desiderato accennare a un altro grande soggetto che partecipa, a suo modo, all’opera educativa della gioventù: la società. “ Se i giovani cercano dei punti di riferimento veri, ai quali poter guardare con fiducia e, in qualche misura, anche affidarsi davanti alla vita, comprendiamo quanto sia necessario e auspicabile che l'intero corpo sociale diventi un soggetto affidabile e vero, dove l'apparenza, il raggiro, la corruzione non la spuntano, e la disonestà non è la regola esibita e compiaciuta “. Il Card. Bagnasco ha approfondito la sua analisi: “ La questione morale in politica, come in tutti gli altri ambiti del vivere pubblico e privato, è grave e urgente e non riguarda solo le persone ma anche le strutture e gli ordinamenti “. E ha aggiunto: “ C’è bisogno di una grande conversione culturale e sociale e coloro che hanno particolari responsabilità rispetto alla vita pubblica, ma anche quanti hanno poteri e interessi economici, ne hanno il dovere più degli altri, sapendo che, attraverso il loro operare propongono modelli culturali destinati a diventare dominanti “. Il Card. Bagnasco non ha mancato di rilevare: “ Nessuno può negare l’impegno generoso e la rettitudine limpida di molti che operano nel mondo della politica e della pubblica amministrazione, dell’economia, della finanza e dell’impresa; a loro va rinnovata stima e fiducia “. Egli ha anche indicato gli strumenti di questa grande conversione culturale e sociale: “ Non si tratta in primo luogo di fare diversamente, ma di pensare diversamente, in modo più vero e nobile se si vuole purificare l’aria, e i nostri giovani non siano avvelenati nello spirito “. Ha proseguito: “ So bene che il compito è arduo perché si tratta di intaccare consuetudini e interessi vetusti, stili e prassi lontani dall'essenziale e dalla trasparenza, dal sacrificio e dal dovere, ma è possibile perché la gente lo chiede e perché è giusto “. E ha concluso con una preghiera: “ La Santa Vergine della Guardia ci benedica e ci accompagni in questa impresa che non ammette ritardi e pigrizie “.
La Messa del pomeriggio.
Alla Messa del pomeriggio il bel tempo ha consentito l’afflusso di nuovi fedeli, in un clima non così solenne come quello del mattino, ma più semplice e raccolto. In questo clima, il Card. Bagnasco ha accennato a un “ particolare luogo educativo che la Chiesa da sempre sollecita e offre all’impegno delle giovani generazioni “: il servizio della carità. Il suo pensiero è tornato ancora una volta ai giovani: “ Il 22 aprile del prossimo anno vi sarà la prima Convocazione diocesana degli adolescenti “. Il Card. Bagnasco ha sottolineato: " Le opere di carità non devono surrogare la giustizia sociale che è scopo della vita politica, ma sappiamo che l'amore sarà sempre necessario, anche nella società più giusta e organizzata ". E ha aggiunto: " Se da una parte la Chiesa ha sempre sollecitato un giusto ordinamento dello Stato e della società, dall'altro non ha mai mancato di promuovere l'attività caritativa. Nessuna buona legge, infatti, può assicurare l'amore nel cuore dei cittadini. Questo è un tesoro di ordine diverso, che sfugge a ogni ordinamento, pur necessario “. L’Arcivescovo ha rimarcato il significato cristiano della carità: “ La missione della Chiesa è annunciare Gesù, il Figlio di Dio che salva l'uomo nella sua interezza: per questo, insieme all'evangelizzazione, la Comunità cristiana promuove e organizza ogni servizio che aiuti l'uomo nei vari ambiti della vita “. E ha ricordato le parole di Gesù: “ Non di solo pane vivrà l’uomo “. Per questo, egli ha rilevato che le opere di carità nascono tutte dal cuore di Cristo. Il Cardinale ha anche ricordato in concreto i luoghi di esercizio della carità, che egli ha definito una palestra educativa teorica e pratica di grandissima efficacia: " Le Parrocchie, le molte Aggregazioni ecclesiali, le diverse Istituzioni – insieme alle realtà di volontariato civile – esprimono luoghi di incontro, di ascolto, di intervento per chi attraversa ore difficili. Nessuno dei nostri giovani, che passi da queste scuole di vita, rimane come prima: qualcosa cambia per sempre nella sua anima ". Egli ha precisato: “ Ogni opera concreta, dunque, è segno e ammaestramento, è annuncio e scuola, è soccorso e profezia “. Egli ha concluso l’omelia con un’invocazione: “ Chiediamo alla Madonna della Guardia che la tradizione di carità non venga mai nella nostra Diocesi, nella Chiesa italiana “.
PierLuigi Pastorino

domenica 6 settembre 2009

FESTA della GUARDIA 2009

La processione.
Venerdì 28 agosto, vigilia della Festa della Madonna della Guardia, molte erano le persone che, cominciando a farsi sera, già si preparavano presso lo stabilimento delle antiche Acque minerali per la processione che, com’è tradizione, di lì si snoda in salita per quattro chilometri verso il Santuario.
In questa bella giornata di fine estate, qui in alto, un leggero tepore accentuava la quiete di questo sacro luogo, mentre il sole, con i suoi giochi chiaroscurali, in un cielo limpido sembrava non voler abbandonare con la sua luce l’incanto delle valli sottostanti, come un lieto abbraccio di Maria alla città, fino al mare in lontananza, nell’anniversario della sua Apparizione.
Molti erano i fedeli di tutte le età che convenivano, tra cui si intravedeva l’on. Sandro Biasotti; molti erano anche i religiosi, le suore, i seminaristi, i sacerdoti, tra cui si riconosceva don Nicolò Anselmi, responsabile per la CEI della pastorale giovanile. Era presente anche il Vescovo Ausiliare, Mons. Luigi Palletti. All’arrivo puntuale dell’Arcivescovo di Genova, Card. Angelo Bagnasco, alle 19 la processione iniziava lentamente.
Come ha rilevato il Card. Bagnasco, la Festa della Madonna della Guardia è una festa di famiglia; è una grande festa: “ ognuno – ha egli spiegato – porta ai piedi della Santa Vergine il suo vissuto di gioie e dolori; porta non solo se stesso, ma anche i propri cari, tante persone che si sono raccomandate alle nostre preghiere, e noi, fedeli alla consegna, deponiamo tutto ai piedi di Lei, che tutto vede e a tutto provvede “.
“ Alla Guardia ogni problema prima o poi arriva e si risolve “ ha detto il Cardinale, riecheggiando le indimenticabili parole del Card. Siri: “ I più grandi segreti vanno a finire alla Guardia; le più grandi tragedie si risolvono alla Guardia “. E ne ha spiegato le due ragioni fondamentali: Maria è madre, e una madre soccorre sempre i suoi figli; vi è, poi, l’esperienza di secoli nei quali chi chiede sempre ottiene, anche se non sempre secondo la precisa richiesta.
La processione si è articolata in sette tappe fondamentali, scandite dalla recita del rosario e da canti mariani, ripercorrendo l’itinerario spirituale dell’umile pastorello Benedetto Pareto di fronte all’evento dell’apparizione avvenuta su questi luoghi oltre cinquecento anni fa, ma che – come ha spiegato il Rettore del Santuario, Mons. Marco Granara – corrisponde all’itinerario spirituale di ognuno di noi.
La Messa della Vigilia.
Al termine della processione, il Card. Bagnasco ha presieduto la Messa della Vigilia, concelebrata dal Vescovo Ausiliare, Mons. Luigi Palletti, e da molti sacerdoti. L’omelia è stata tutta protesa tra tempo ed eternità, tra finito e infinito, tra mutabile e immutabile, tra fede e ragione, secondo gli insegnamenti di Papa Benedetto XVI, ed è penetrata nell’interiore dell’uomo, nel suo cuore, dove Dio è presente. Essa sembrava ripercorrere l’itinerario spirituale di S. Agostino, maturato sulla base del Vangelo e della secolare esperienza del pensiero filosofico greco, e del quale proprio in questo giorno cadeva la memoria della morte, celebrata con grande solennità a Pavia nella Basilica di S. Pietro in Ciel d’Oro, dove se ne venerano le spoglie: “ Noli foras ire, in te ipsum redi; in interiore homine habitat Veritas “ [ “ Non uscire da te, ritorna in te stesso; nell’interiore dell’uomo abita la Verità “ ( “ De vera religione “ 39,72 )].
E’ stata una sorta di risveglio dalla propria “ corporeità “, un atto di autoliberazione da ciò che è fuori di noi per convertirsi al divino, che è in noi: il tempo, costitutivo del mondo mutabile e finito, diventa in tal modo strumento di rimando all’eternità, immutabile e infinita.
Ed è stata, al contempo, una preparazione agli approfondimenti dottrinali dell’omelia del giorno successivo, quella del Pontificale dell’anniversario dell’Apparizione, con le sue ripercussioni pratiche sui temi attuali del fondamento della dignità dell’uomo.
E’ stata, inoltre, il preannunzio della nuova lettera pastorale “ Camminare nelle vie dello Spirito. Alle sorgenti della Vita Spirituale “.
Non dobbiamo dimenticare – ha esordito il Cardinale – che l’uomo non è solamente il suo corpo, ma è anche la sua anima: la vita dell’anima – ha aggiunto – non nega quella fisica, ma la illumina, la ordina, la sostiene e la indirizza verso la felicità eterna.
L’Arcivescovo ha parlato della contraddizione che c’è in ciascuno, anche in coloro che pur hanno il dono della fede. Da una parte, siamo tentati di ragionare in termini materiali, come se tutto si concludesse disperatamente qui, nel tempo, in quei pochi anni che abbiamo da vivere sulla terra. “ Ma veramente non siamo solamente un corpo coi suoi bisogni? Veramente siamo di più che un grumo di materia organica, di cellule ordinate, di reazioni chimiche? E’ vero che siamo qualcosa di più e di diverso dal resto della natura o l’uomo – come qualcuno vorrebbe farci credere – è solo un po’ più sviluppato degli altri organismi? “.
Dall’altra, in ciascuno vi è una nostalgia di assoluto, di una vita piena, senza ombre, di un amore che non sia offeso dal tempo e dagli egoismi, di una vita luminosa che nessun fango possa macchiare: è quella scintilla del divino che Dio ha fatto scoccare nella nostra anima nel momento in cui ci ha creati, impronta di Dio Creatore e Padre. Vi è poi l’esperienza universale che tutto è segnato dalla caducità ed è insediato dalla morte.
“ La verità è – ha spiegato il Card. Bagnasco – che quando gli occhi dello spirito si ammalano, perché abituati a guardare le tenebre e non la luce di Cristo, o quando l’orecchio interiore si ottunde, perché distolto dalla voce del Vangelo e della Chiesa, allora è inevitabile che prevalgano gli occhi e l’orecchio del nostro corpo. Tutto diventa solo umano, troppo umano: si perde l’orizzonte del pellegrinaggio terreno e gli ostacoli sembrano coprire tutto l’orizzonte. In tal modo, non vediamo più davanti a noi oltre il muro del tempo e degli inevitabili disagi: la grande porta della vita eterna appare sfocata e il nostro destino sembra tutto racchiuso nel tempo. Restiamo comunque assetati, nel vuoto, di una felicità che non tramonta mentre tutto è così finito, fragile, volubile: anche gli attimi di felicità sono attimi. Ed è subito sera”.
“ Siamo fatti di tempo, sì’, ma siamo impastati di eternità e siamo immortali, nella nostra anima “.
“ Aggrediti da una materialità delle cose – Il Cardinale ha ammonito – dobbiamo reagire a questa diminuzione della nostra dignità. Se guardiamo la vita di Maria, certamente abbiamo ragioni per convincerne nella nostra ricerca della felicità, nella nostra ricerca della vera libertà.
La Messa Pontificale.
Il giorno della Apparizione, in una mattinata inaspettatamente piovosa, in comunione spirituale con tutti Santuari della Guardia del mondo, alla presenza dell’Arcivescovo, Card. Angelo Bagnasco, e del Vescovo Ausiliare, Mons. Luigi Palletti, delle autorità cittadine, della banda di Ceranesi, delle Confraternite coi colossali Cristi, di numerosi sacerdoti e religiosi e di migliaia di fedeli di tutte le età che continuavano a salire qui da ogni parte della città, alcuni anche a piedi e in bicicletta, il Rettore del santuario, Marco Granara, ha dato lettura dell’atto del Notaio Badaracco che attesta i fatti dell’apparizione.
Dopo la Supplica, è iniziata la processione al Santuario con l’arca e lo stendardo della Madonna, mentre veniva devotamente recitato il rosario e venivano intonati canti mariani sulle
note della banda. Ha fatto seguito la Messa pontificale, presieduta dal Card. Bagnasco e con la partecipazione del Vescovo Ausiliare in cui è stato ricordato dal Rettore che tre anni fa proprio in questo luogo fu annunciata dal Card. Bertone la nomina ad Arcivescovo di Genova dell’allora Mons. Bagnasco, che, commosso, ha ringraziato la Madonna della Guardia.
Il Card. Bagnasco ha invitato i fedeli a pregare per il loro Vescovo: “ Se il Vescovo ha il compito di guidare e sostenere il suo popolo, anche il popolo sostiene il suo Vescovo. Lo sento che questo sostegno è fatto di preghiera, simpatia, affetto e mi è di aiuto per svolgere i miei compiti a Genova e in Italia “. Ricordando il suo motto episcopale – “ Jesus, spes mea “– ha anche lanciatoloro un appello a essere segno di speranza nel mondo.
L’omelia del Cardinale è iniziata con la contemplazione della Madonna della Guardia con il Bambino Gesù tra le braccia che sembra voler presentare a noi; mentre noi sentiamo riecheggiare le profetiche parole di Pilato dopo aver fatto flagellare Cristo: “ Ecce Homo “. “ Ecco l’Uomo “– ha precisato il Cardinale – non è, come era nell’intenzione di Pilato, solo la presentazione alla folla di un uomo colpito, ma è soprattutto il manifesto dell’umano nella sua pienezza. Guardare a Gesù significa guardare a Dio e, nello stesso tempo, alla perfezione dell’uomo; significa misurare su di Lui il livello della nostra umanità. “ Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, si fa Lui pure più uomo “ – ha egli detto, citando il Concilio Ecumenico Vaticano II ( “ Gaudium et spes “, 41 ).
Il pensiero è stato ripreso dal punto in cui era rimasto la sera: “ Che l’uomo sia fatto così com’è – anima e corpo – precede qualunque nostra decisione e vincola il dover essere morale dei singoli e della collettività, vincola qualsiasi autorità “.
Ha ribadito che la ragione è non crea la realtà delle cose ma, è piuttosto un mezzo indispensabile per indagare, scoprire e approfondire una realtà che la precede e di cui essa stessa è parte nobile: pertanto, essa non può essere l’unico fondamento della morale e del diritto.
“ Si dirà forse che il mio dire è una forma di ingerenza in ambiti che non sono di mia competenza. Perché, invece, non pensare a un contributo che la Chiesa in moltissime forme – religiose, pastorali, culturali e sociali – offre alla riflessione di tutti, da sempre e per il bene comune? Tutto ciò che riguarda l’uomo è stampato da Cristo e la Chiesa continua la missione del suo Signore e Maestro “.
Il Card. Bagnasco ha spiegato che in quel piccolo volto del Bambino Gesù tra le braccia della Madre, scorgiamo il volto di ogni uomo, così come in ogni uomo vediamo il volto stesso di Cristo, poiché Dio, Creatore e Padre, ha impresso in ciascuno la sua immagine, facendone così una realtà sacra. Per questo, – ha aggiunto – la sua dignità è inviolabile, sempre e comunque; a maggior ragione, quando la sua vita è più debole e indifesa: la vita concepita, malata, terminale, senza casa, lavoro, patria; quando i morsi dell’insicurezza, dell’oppressione politica e culturale, della persecuzione religiosa, dell’assoluta incertezza del futuro si fanno più laceranti e insopportabili. “ Non è, forse, questo ciò che normalmente spinge tanti nostri fratelli e sorelle a tentare imprese impossibili, pur di trovare speranza? Imprese che – come spesso è avvenuto – sono segnate da tragedie che interpellano la coscienza di tutti “.
Il soprannaturale, infatti, – ha precisato – non nega i valori naturali propri dell’uomo; il divino non scaccia l’umano e la fede non umilia la ragione; anzi, è amica della ragione.
“ La sicurezza e la solidarietà non sono due opzioni contrapposte – ha continuato il Card. Bagnasco –, ma sono un’unica e inscindibile strada, perché si radicano entrambe nell’unità
della persona, cioè nella natura umana. Essi sono valori oggettivi e universali, che testimoniano l’esistenza di un diritto naturale valido sempre e ovunque anche se, a volte, si sostiene che non esistono verità e principi in grado di vincolare la libertà di tutti. “ La sicurezza e la solidarietà universalmente voluti sono diritti da rivendicare giustamente e sono doveri da onorare onestamente, nel quadro delle situazioni concrete della vita dei singoli, delle società, delle nazioni. L’uomo, infatti, è sacro sia per la fede che per la ragione, fuori e oltre le categorie dell’efficienza, dell’autosufficienza e persino dell’autocoscienza. La vita umana ha una dignità intrinseca che precede tutto questo, ed è su questa dignità previa che si fondano le Carte dei diritti umani, spesso invocate per certi settori e taciute per altri “.
Egli ha ribadito che esistono dei valori oggettivi e permanenti: altrimenti, l’unico riferimento valido sarebbe l’individuo con le sue convinzioni ideali e morali, con i suoi interessi e con le sue esplosive vedute. “ In un clima di nichilismo valoriale, non si cadrebbe inevitabilmente in uno Stato etico, che pretende di decidere l’ordine morale fondamentale anziché riconoscere i valori costitutivi della persona, quelli che scaturiscono non dai desideri dei singoli ma dalla natura umana di tutti, come l’inviolabilità della vita umana, un lavoro decente, l’onorabilità, la cultura, la libertà, la casa, la sicurezza, la solidarietà e quant’altro? “.
Il Card. Bagnasco ha concluso l’omelia con una invocazione: “ Che la Madonna della Guardia benedica Genova e tutti noi, ci renda cattolici seri e coerenti sempre, coraggiosi testimoni e annunciatori di Cristo, ovunque “.
La Messa del pomeriggio.
Nella Messa del pomeriggio, ritornato il bel tempo, che ha consentito l’afflusso di sempre nuovi fedeli, in un clima non parimenti solenne a quello del mattino, ma più semplice e raccolto, il Card. Bagnasco ha inteso affidare alla Madonna della Guardia le generazioni che verranno, perché possiamo dire che questo Santuario diventa uno snodo di generazione in generazione, dove le une preparano e pregano per le altre.
Il Cardinale ha ricordato che per noi di Genova, il Santuario della Madonna della Guardia è il Santuario che da oltre 500 anni guarda Genova e la benedice. E ha aggiunto che “ a questo Santuario, su questo monte, in una collocazione suggestiva e, in un certo senso, unica sono saliti per cinque secoli i nostri padri e, certamente, hanno pregato anche per noi quando, forse, non eravamo neppure al mondo o, forse, eravamo solamente bambini. Per questo, siamo debitori a questa casa di Maria per tutte le preghiere e le offerte che tanti hanno fatto per noi e che noi oggi dobbiamo fare specialmente per quelli che verranno dopo di noi “.
Due sono stati, fondamentalmente, i motivi di riflessione del Cardinale.
Il primo era basato sul Vangelo del giorno: la Madonna va a incontrare la cugina Elisabetta, anziana avanti negli anni ma incinta di Giovanni il Battista, e Maria che, aveva giovanissima ricevuto l’annuncio dell’Angelo e aveva detto il suo “ Eccomi “, anziché rinchiudersi, esce di casa e raggiunge l’anziana cugina, semplicemente perché intuisce che ha bisogno di Lei. Di fronte a questo squisito e spontaneo atto di carità, noi, che spesso ci facciamo attendere, dobbiamo imparare: questo significa accorgerci di quello che succede intorno a noi, non vivere rinchiusi in noi stessi, presi dalle nostre preoccupazioni. “ Maria vive intensamente il mistero che Le viene annunziato, ma ciò la rende ancora più sensibile al bisogno dell’anziana cugina “.
Il secondo motivo è stato il tema educativo: i Vescovi ogni dieci anni decidono un tema, che le singole diocesi sono invitate ad affrontare, ognuna a proprio modo. Questo è il tema del decennio.
Il Cardinale ha rilevato che il tema educativo coinvolge tutti, perché tutti – qualunque sia l’età o il ruolo di ciascuno – partecipiamo a creare un clima educativo oppure diseducante.
L’Arcivescovo ha inoltre aggiunto che la Chiesa ha scelto questo tema perché è una istituzione che per missione ha un compito educativo. “ Quante derive, soprattutto a livello giovanile, che non sono buone, che vanno a finire sulle cronache dei giornali, che si esprimono in fatti efferati, anche a livello minorile, quante forme di disordine nell’uso del tempo cambiare la notte col giorno, non avere orari, non avere regole, in casa a fuori casa sballarsi, solitudine, violenza o sopraffazione che non hanno nessun motivo se non quello tragico di riempire il tempo e la noia “. Egli ha rilevato che, a fronte di questo, le norme di legge, pur necessarie e lodevoli, non sono sufficienti: è necessario educare l’anima, la testa, il cuore, perché i giovani e poi tutti impariamo a pensare giusto, a ragionare, imparare ad amare.
Oggi non si sa spesso che cosa significhi amare e si scambia l’amore con la soddisfazione personale, tutto è finché dura; poi si lascia e si passa ad altro.
Il Card. Bagnasco ha concluso dicendo che dobbiamo ricostruire un clima educativo, propositivo con i valori autentici che i nostri padri ci hanno insegnato. Per questo ha pregato la Madonna della Guardia nel corso della Messa.
PierLuigi Pastorino

domenica 7 settembre 2008

FESTA della GUARDIA 2008

Madonna della Guardia, prega per Genova e per il mondo intero.
La novena.
I festeggiamenti in onore della Madonna della Guardia quest’anno sono stati preceduti da una novena molto intensa, articolata in Lodi, Messa e Rosario quotidiani. Essa ha avuto come momento centrale l’incontro-dibattito del pomeriggio guidato dal Rettore del Santuario, Mons. Marco Granara, dalle 15 alle 16,45 sotto gli alberi del piazzale per ragionare sul tema della famiglia “ in gruppo, alla buona, come un tempo faceva Gesù, che fosse sotto gli alberi o giù al porticciolo o su una barca o a cena dagli amici, sempre a disposizione per arrivare al cuore dei problemi ”.
Sono stati affrontati diversi aspetti della vita familiare, anche sulla base dell’esperienza del Punto Famiglia, il centro d’ascolto inaugurato esattamente due anni fa nel piazzale a lato della Basilica: educazione, fecondità, integrazione, fedeltà, valori, prendendo anche spunto dalla vita dei Santi del giorno, come Monica con la sua esperienza educativa e il figlio Agostino col suo cammino di ricerca. Ne è risultato il divario quasi costante tra la famiglia come l’ha voluta Gesù, attento all’anima, per la formazione intellettuale e spirituale della persona, e quella che si manifesta nella realtà sociale, pronta a inseguire obiettivi, spesso imposti da persuasori occulti, che si propongono come nuovi educatori con altri valori, come il successo, la forza, la bellezza.
La processione.
La sera di giovedì 28 agosto, vigilia della Festa della Madonna della Guardia, si svolgeva, a partire dalle antiche Fonti delle acque minerali, la processione verso il Santuario, che si snodava, in una faticosa salita, per alcuni chilometri.
La processione era presieduta dall’Arcivescovo di Genova, Card. Angelo Bagnasco, con la partecipazione del Vescovo Ausiliare, Mons. Luigi Palletti, e allietata dalla presenza del giovane Vescovo eritreo Mons. Kidane Yebio, eparca della diocesi di Kerem: erano presenti anche molti religiosi e fedeli, tra cui moltissimi giovani e numerose famiglie.
Il sole ormai volgeva al tramonto e, con i suoi giochi chiaroscurali, diffondeva i suoi raggi, dalle montagne all’intorno, alle sempre animate valli sottostanti, mentre, in lontananza, la giornata ancora limpida lasciava intravedere la città circondata dal suo mare: da lassù, sembrava che anche Maria volesse farsi presente in modo sensibile, per assicurare la sua protezione, come in un abbraccio, all’intera Genova che, da questi luoghi a Lei sacri, era pronta a renderle grazie nell’anniversario dell’Apparizione.
Come ha rilevato il Card. Bagnasco, il sacrifico del pellegrinaggio a piedi ricorda che tutto ciò che è buono e bello si deve conquistare con decisione e impegno, senza arretrare davanti alle difficoltà e alle prove, neppure di fronte a possibili sconfitte.
Genova sa – ha egli aggiunto – che alla sua grandezza spirituale, morale ed economica ha contribuito il duro lavoro di ognuno, ma anche la capacità di stringersi gli uni agli altri, come bene esprimono i nostri vicoli, in quello spirito di solidarietà umana e cristiana, in quella collaborazione di squadra, di concretezza, senza il quale una città non vive e non prospera, anzi declina.
La processione si è articolata in sette tappe fondamentali, scandite dalla recita del rosario e da canti mariani, ripercorrendo l’itinerario spirituale dell’umile pastorello Benedetto Pareto di fronte all’evento dell’apparizione avvenuta su questi luoghi oltre cinquecento anni fa, ma che – come ha spiegato il Rettore del Santuario, Mons. Marco Granara – corrisponde all’itinerario spirituale di ognuno di noi. Esso inizia con la chiamata del Signore, una sorta di nostalgia del divino scritta nel cuore dell’uomo. Maria, infatti, disse a Benedetto: “ Accostati a me e non temere che sono io la Madre di Gesù ”; il che ricorda il “ Sono io, non temete “ di Gesù ai discepoli. Si svolge tra le difficoltà dell’ambiente: “ Sentendo sua moglie questo, lo riprese e dissuase “; il che ricorda nel Vangelo il “ Venne tra la sua gente e i suoi non lo accolsero “. Segue la rassicurazione di Maria: “ Non temere “, del tutto simile alla frase di Gesù: “ Sarò con voi tutti i giorni, sino alla fine “. E si conclude con la decisione di Benedetto: “ Farò quanto vi ho promesso “, come un’eco delle parole di Pietro: “ Da chi andremo, Signore? Tu solo hai parole di vita “.
Verso la fine della processione, mentre si faceva buio, nei pressi della Cappella dell’Apparizione, è stato consegnato a ciascuno un piccolo cero spento, che il Cardinale ha acceso con una fiamma attinta all’interno della Cappella, un gesto simbolico che voleva significare la luce della fede che ha illuminato Benedetto e illumina ancora la nostra vita.
La Messa della Vigilia.
Al termine del pellegrinaggio, durante la Messa della vigilia, il Card. Bagnasco ha voluto affidare al cuore di Maria i nostri sacerdoti. Ha constato che quest’anno il Signore ha chiamato a sé non pochi di loro, malati e avanti negli anni, ma anche confratelli che erano in piena attività pastorale. Le vie di Dio – ha commentato – non sono le nostre vie, come ricorda l’Antico Testamento, e noi, alla luce di Cristo, crediamo che vi è sempre un disegno di bene anche quando non riusciamo a comprenderlo.
Ha, poi, detto che a lungo in questi mesi ha pensato e pregato su questa situazione e che con semplicità brevemente desiderava questa sera confidare il suo animo di padre e pastore ai presenti che rappresentano l’intera famiglia diocesana.
In primo luogo ha ricordato come i sacerdoti devono essere: servi del Vangelo umili, vigilanti e generosi. Devono essere servi umili, perché così il Signore li ha voluti: la Chiesa è la loro famiglia, ma non è loro proprietà; il Vangelo è il tesoro deposto nelle loro mani di pastori, ma non è a loro discrezione. Devono essere servi vigilanti, perché il tempo è nelle mani di Dio, che conta i nostri giorni, e la nostra patria è in Cielo: ciò libera la nostra libertà per essere, innanzitutto, – i sacerdoti – maestri di vera libertà, che è obbedienza, di fede e di amore, a Cristo e alla Chiesa. Devono essere servi generosi: non pigri e perditempo; non lenti e distratti. Lo spirito di Gesù è il grande protagonista dell’evangelizzazione e della nostra vita spirituale e della Chiesa. Ma ai sacerdoti tocca impegnare tutto il loro essere: tutto il loro tempo, tutte le loro energie, tutta la loro intelligenza, il loro cuore, la loro passione, le loro capacità, senza tenere nulla per sé, senza avarizie o lentezze.
Inoltre, il Card. Bagnasco ha ricordato che il Signore esorta i sacerdoti a stringersi maggiormente gli uni agli altri: si tratta di un avvicinamento di ordine spirituale, prima che pastorale. In forza del sacramento dell’ordine, – ha proseguito – i sacerdoti sono stati configurati a Cristo Buon Pastore, nonostante le loro povertà e le loro miserie. E’ questo vincolo specifico e indissolubile che lega i sacerdoti tra loro e che deve essere da loro stessi vissuto sempre meglio come una lieta responsabilità. La fraternità presbiterale, che nel vescovo diocesano ha il suo principio e il suo fondamento, – ha ammonito – li deve condurre a portarsi reciprocamente ogni giorno nella preghiera, a valorizzarsi nei talenti che Dio ha dato a ciascuno, a sostenersi con la parola anche davanti agli altri, ad aiutarsi con la collaborazione pastorale, sempre più necessaria, a soccorrersi nei bisogni personali, a stimolarsi verso la santità con l’esempio e, all’occorrenza, con una parola di fraterna correzione.
Il Signore Gesù – ha aggiunto il Cardinale – sollecita i sacerdoti a promuovere una maggiore collaborazione dei laici. “ Lo spirito distribuisce doni e carismi nella sua Chiesa: basta guardarci attorno e con prudenza discernere, ma anche con umiltà chiedere ai laici partecipazione e collaborazione “. La Chiesa – ha precisato – è una comunità dove tutti hanno pari dignità, quella dei figli di Dio, e diversità di compiti: il ministro è padre e pastore della comunità che il vescovo gli ha affidato; è, quindi, il centro che indica il vero centro, che è Cristo Eucarestia.
Il servizio laicale della Chiesa – ha considerato – non è dolorosa necessità della penuria del clero, ma è conseguenza del battesimo e della cresima ricevuti, che abilitano a essere protagonisti vivi della vita della Chiesa e testimoni convinti nel mondo. Certamente, il numero ridotto dei sacerdoti richiama, in modo più evidente e cogente, la partecipazione attiva dei laici, ricordando anche a loro quanto detto per i sacerdoti.
Infine, il Card. Bagnasco ha sottolineato l’importanza del grande bene del sacerdote nella Chiesa, come ha ricordato Benedetto XVI a Bressanone nell’incontro con il clero: senza sacerdote non vi è Eucarestia, non vi è perdono dei peccati e, senza questo, non vi è comunità cristiana. “ Non dobbiamo fantasticare situazioni diverse: il sacerdote sarà sempre punto fermo e indispensabile nella vita della Chiesa; dobbiamo, quindi, crescere nella stima e nell’amore verso di lui, come vedo spesso nella visita pastorale “.
Per questo ha chiesto di intensificare la preghiera e il sacrificio personali, in particolare con l’adorazione eucaristica e comunitaria, da farsi in tutte le parrocchie e in tutti gli istituti religiosi maschili e femminili della diocesi, almeno una volta alla settimana, per le vocazioni, in ginocchio davanti a Gesù Sacramentato: “ Una diocesi eucaristica sarà una diocesi ricca di vocazioni, sacerdotali, missionarie e religiose “.
La Messa Pontificale.
La splendida giornata della solennità della Madonna della Guardia è iniziata col saluto di pace del Card. Bagnasco ai fedeli collegati da tutto il mondo col Santuario alla Cappella dell’Apparizione. Quindi, Mons. Marco Granara, – alla presenza del Cardinale, del Vescovo Ausiliare Mons. Palletti e di Mons. Kidane Yebio, delle autorità cittadine, della banda di Ceranesi, delle Confraternite coi colossali Cristi, di numerosi sacerdoti e religiosi e di migliaia di fedeli di tutte le età che continuavano a salire qui da ogni parte della città – alcuni anche a piedi – ha dato lettura dell’atto del Notaio Badaracco che attesta i fatti dell’apparizione.
A questo punto è iniziata la processione al Santuario con l’arca e lo stendardo della Madonna, mentre veniva devotamente recitato il rosario e venivano intonati canti mariani sulle note della banda. Ha fatto seguito la Messa pontificale, presieduta dal Card. Bagnasco e con la partecipazione del Vescovo Ausiliare e di Mons. Kidane Yebio, in cui è stato ricordato dal Rettore che due anni fa proprio in questo luogo fu annunciata dal Card. Bertone la nomina ad Arcivescovo di Genova dell’allora Mons. Bagnasco, che, commosso, ha ringraziato la Madonna della Guardia che qui lo vide bambino coi suoi genitori.
Nell’omelia, il pensiero del Cardinale si è esteso al mondo. Quest’anno – ha esordito – il nostro pellegrinaggio è segnato da una particolare preoccupazione: la Madonna della Guardia guarda Genova; ma guarda anche il mondo.
“ In questo momento le tensioni sono molteplici e gravi: mi riferisco, soprattutto, alla situazione del Caucaso, che ha messo in seria difficoltà le relazioni est-ovest, riesumando fantasmi che speravamo sepolti per sempre “.
Ma ha aggiunto che vi sono tante altre situazioni, dimenticate e per nulla risolte, di guerre locali, di conflitti e di ingiustizia, in tante parti del mondo, a partire dal continente africano. I mezzi di comunicazione – ha aggiunto –, di solito, non ne parlano; ma i missionari, religiosi e laici, là vivono ogni giorno insieme alle popolazioni colpite, insieme alla povera gente che, come sempre, è la più esposta, soffre e muore.
Che cosa possiamo fare noi? – si è domandato il card. Bagnasco.
Qui, ai piedi della S. Vergine, – ha prontamente risposto – il nostro primo compito è pregare: pregare seriamente, e fare penitenza; offrire alla Madonna per i troppi nostri fratelli che vivono la brutalità delle guerre i nostri sacrifici, le rinunce a piccoli benesseri perché, nell’economia della grazia e della comunione dei Santi, possano sollevare i gravissimi disagi ai quali tanti fratelli sono sottoposti. E, poi, occorre partecipare a quanto la “ Caritas “ nazionale, attraverso le “ Caritas “ diocesane, sta operando per portare in quei territori i soccorsi di prima necessità: speriamo che l’opinione pubblica, sempre così pronta ad essere visibile e rumorosa in occasioni simili, si mostri altrettanto presente ed efficace.
Ma – ha egli rilevato – vi è anche un’altra situazione molto triste di sofferenza e di morte, sulla quale ha detto di non sentire particolari reazioni di sincero sdegno, di condanna chiara e di richiamo forte: le persecuzioni sanguinose contro i Cristiani in alcuni Paesi del mondo. La libertà religiosa – ha ammonito – è un diritto umano preciso, che fa parte della Carta dei diritti universali; dovrebbe ormai appartenere alla coscienza dell’umanità, ma così, purtroppo, non è, perché non tutto ciò che è scritto sulle Carte, anche le più solenni, è scritto anche nelle menti e nei cuori.
La Chiesa – ha constatato – non ha paura delle persecuzioni, comunque si presentino: fanno parte della fede; duemila anni di storia ne sono segnati in modo luminoso, ricordando le parole di Tertulliano: “ Sanguis martirum semen Christianorum “.
Ma – ha aggiunto – non possiamo non alzare la voce, come ha fatto il Santo Padre Benedetto XVI, e dire che è ingiusto, e che la libertà religiosa e di culto è un diritto per tutti, nel rispetto della sicurezza sociale. Se la giustizia è – come ricorda S. Tommaso – “ dare a ciascuno il suo “, essa comincia proprio dal riconoscere questo fondamentale diritto: il diritto alla libertà religiosa, fonte di ogni altro.
Il Cardinale ha espresso alla Madonna della Guardia il comune desiderio di giustizia e di pace per noi, per le nostre famiglie e per quelle terre oggi particolarmente ferite; ha affidato a Lei i nostri fratelli che vivono le sofferenze delle guerre e i loro morti, chiedendo per i responsabili delle nazioni onestà e saggezza.
La Messa del pomeriggio.
Nella Messa del pomeriggio, non così solenne come quella del mattino ma parimenti raccolta, il Card. Bagnasco ha inteso affidare alla Madonna, in modo particolare, il prossimo piano pastorale – che, essendo triennale, è quello dell’anno scorso e che sarà quello dell’anno ancora successivo – e che ha al suo centro la famiglia, che ha definito “ la grande realtà insidiata dei nostri tempi, il tesoro perenne, permanente dell’umanità intera, non solo della Chiesa “.
In Italia, dal Nord al Sud, – ha egli constatato – nonostante tutto, il senso della famiglia è ancora molto diffuso e molto radicato; per questo, egli ha esortato i fedeli a non imitare nessuno, ma a restare bene ancorati alle tradizioni più vere, più grandi, più nobili, per il bene nostro e come esempio per tutti.
Ha quindi affidato alla Madonna le famiglie della nostra diocesi, in particolare le più giovani e quelle che stanno attraversando qualche difficoltà particolare. Maria, infatti, – ha rilevato – a Nazareth era la sintesi, il perno della Sacra Famiglia, come ogni mamma, come ogni sposa, è perno, è cuore della famiglia, con quelle doti di sensibilità, di attenzione, di preveggenza, di determinazione, di spirito di sacrificio che, senza volere diminuire niente a nessuno, sono insiti nel cuore della donna, perché la maternità è la sua.
Ha poi dichiarato che il piano pastorale prevede la promozione della famiglia, la sensibilizzare culturale al valore insostituibile e ineguagliabile insito nella famiglia fondata sul matrimonio e, soprattutto, al dono dei figli, frutto dell’amore, futuro della Chiesa e della società intera, cercando modi nuovi – se esistono – o, comunque, di consolidare e motivare quelli che già stiamo percorrendo, sull’esempio di tutte le diocesi del mondo.
Ha esortato i genitori a non temere nulla rispetto all’educazione dei figli: tutto ciò che essi seminano di buono, di fede, di preghiera, di esempio, di Vangelo non va perduto; prima o poi germoglierà: ne sono testimoni i sacerdoti e anche tanti devoti.
E’ passato, quindi, a una considerazione di carattere più generale sui tanti fatti di violenza, di sopraffazione che in questi ultimi tempi vedono protagonisti, non di rado, purtroppo, anche minorenni. In proposito, ha commentato che, se è giusto che si mettano in atto dei provvedimenti – perché giustizia, prevenzione e repressione sono necessari per la convivenza sociale –, questi non sono tuttavia sufficienti, perché si tratta di fatti che indicano un gravissima povertà culturale, un enorme e dilagante vuoto interiore, una sterminata noia dello spirito, una grande malattia dell’anima.
E’ questo il punto: il rimedio è quello educativo, è quello della formazione morale, spirituale, intellettuale, in una parola la formazione dell’anima, perché il vuoto conduce alle cose più terribili. E’ l’emergenza educativa di cui il Santo Padre parla frequentemente, come un allarme per l’Occidente, in modo particolare, e per la nostra Europa, in modo ancora più urgente; ed è su questo versante dell’educazione e dell’istruzione che tutti i soggetti responsabili devono mettersi insieme e, nel rispetto dei propri compiti e delle proprie funzioni, operare per il bene dei nostri giovani.
Noi Chiesa – ha ricordato – abbiamo duemila anni di storia educativa, formativa; e cercheremo sempre più di essere all’altezza per aiutare i genitori che sono i primi e insostituibili educatori dei figli e che devono essere incoraggiati, perché sono troppo spaventati di fronte al compito educativo, che è straordinariamente difficile. Occorre anche aiutare la scuola, soprattutto le scuole cattoliche che da secoli, per non dire da millenni, hanno svolto e costruito un patrimonio culturale, spirituale, religioso e sociale incommensurabile che non possiamo vedere sperperato per motivi puramente organizzativi ed economici. Tutti i soggetti educativi, tutti i soggetti responsabili, anche i mezzi di comunicazione, – ha concluso il Cardinale – hanno una gravissima responsabilità educativa verso i nostri giovani.
Questi giorni di festa in onore della Madonna della Guardia, in questo Santuario carissimo non solo a Genova a ma all’intera Liguria, sono stati ancora una volta la testimonianza di come il popolo della nostra terra abbia nel cuore Maria Santissima, quanto la devozione sia radicata nel cuore della nostra gente, perché Maria è la Madre di Dio ed, essendo la Madre di Dio, noi tutti, con la semplicità e la profondità della fede, ci sentiamo suoi figli, e lo siamo realmente. Così il Card. Bagnasco ha potuto constatare con soddisfazione e ha concluso sollecitando a coltivare questa devozione dovunque e sempre.
PierLuigi Pastorino

domenica 25 maggio 2008

VISITA di PAPA BENEDETTO XVI alla GUARDIA

Il Papa Ratzinger alle radici della spiritualità mariana in un luogo di fede simbolico legato al nome Benedetto.
Alle 20,17 di sabato 17 maggio 2008 Papa Benedetto XVI è partito in elicottero dalla Darsena di Savona e ha raggiunto l’aeroporto di Genova “ Cristoforo Colombo “: di qui – annullata la programmata prosecuzione in elicottero fino al Santuario della Guardia a causa della nebbia – egli, dopo aver percorso sulla Mercedes blu targata SCV 1 un tratto dell’autostrada A/7, rimasta per l’occasione chiusa al traffico, è uscito dal casello di Bolzaneto e ha, quindi, raggiunto alle ore 21,45, con un’ora circa di ritardo rispetto all’orario previsto, a causa del maltempo, il piazzale laterale del Santuario. Anche questo tratto di strada, ripido, stretto e tortuoso, è rimasto eccezionalmente chiuso al traffico.
Erano ad accoglierlo, oltre a numerosi fedeli che festosamente gridavano “ Viva il Papa “, le autorità civili e religiose. Erano, in particolare, presenti: il Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando; il Presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto; il Sindaco di Ceranesi Omar Calorio; il Sindaco di Genova Marta Vincenzi; l’Ambasciatore italiano presso la Santa Sede S.E. Antonio Zanardi Landi; il Vescoovo Ausiliare della Diocesi di Genova Mons. Luigi Palletti; il Rettore del Santuario della Guardia Mons. Marco Granara; il Vice-Rettore don Pierluigi Parodi.
Dopo la cena preparata da ristoratori genovesi, il Papa si è ritirato nella stanza preparatagli al terzo piano dell'edificio del Santuario, in cima alla bassa torre sulla navata destra, dove hanno dormito tutti gli arcivescovi genovesi.
Il giorno successivo, la visita di Papa Benedetto XVI al Santuario della Guardia, durata non più di venti minuti, è stata la più breve tra le cerimonie della sua domenica genovese, ma, dal punto di vista spirituale, è stata certamente la più intensa, come egli stesso ha lasciato intendere prima della recita dell’ “ Angelus “ in Piazza Matteotti: “ Il mio pensiero ritorna naturalmente al Santuario di Nostra Signora della Guardia, dove questa mattina ho sostato in preghiera “.
Ben dovevano immaginarlo i numerosi fedeli perché - appena si è aperta di buon mattino - la Basilica già a stento riusciva a contenerli tutti: terminata la prima messa, alle nove in punto la loro emozione si è tradotta in un grande applauso quando, dopo la lunga attesa, è come apparso il Santo Padre seguito dal suo segretario, Mons. George Genswein, da visi noti come il Card. Tarcisio Bertone, il Card. Angelo Bagnasco, i Vescovi liguri, nonché da molti altri prelati della curia romana, tra cui Mons. Guido Marini, maestro delle cerimonie pontificie, mentre il Rettore, Mons. Marco Granara, visibilmente commosso, era pronto ad accogliere tutti.
“ Pietro – aveva avvertito il Card. Bagnasco nell’ultimo pellegrinaggio mensile al Santuario della Guardia – sta per arrivare a Genova, sta per venire da noi, con tutta la dolcezza e con tutta la forza del carisma suo della verità e della carità. Saremo noi assenti, saremo noi poco affettuosi con lui, faremo mancare a lui il segno, la presenza, l’abbraccio, la forza della nostra fede, della nostra gratitudine, del nostro affetto? Non sarà così “.
E così non è stato, nonostante la pioggia scrosciante di questi giorni, che già la sera precedente aveva avvolto, insieme alla nebbia, il Papa al suo arrivo al Santuario sulla Mercedes blu, invece che sul programmato elicottero, mentre le campane suonavano a festa in quell’atmosfera un po’ rarefatta dal traffico automobilistico completamente bloccato e dal percorso costellato dalle tende improvvisate dagli agenti della forza pubblica.
Il Sommo Pontefice – aveva ancora detto il Card. Bagnasco – è veramente colui che ha ricevuto da Cristo l’eredità di Pietro di confermare la Chiesa intera sul vero volto di Gesù: e con questo spirito i fedeli lo accoglievano in Basilica, cercando di stringergli la mano o di baciargli l’anello, mentre egli, festoso, cordialmente ricambiava dirigendosi lentamente all’altare.
Lì il Santo Padre, raccolto in preghiera, ha come attinto nuove energie alle radici della sua spiritualità mariana: la Madonna della Guardia è infatti strettamente legata al nome di Benedetto.
Benedetto è il nome di colui al quale la Madonna apparve sul Monte Figogna nel 1490; Benedetto XV fu il Papa genovese che nel 1915 conferì al Santuario il titolo di Basilica Minore e fece poi collocare nei Giardini Vaticani una riproduzione della cara effigie della Madonna della Guardia; Benedetto XVI è il Pontefice segno dei nostri tempi. E, come egli ha ricordato ancora all’ “ Angelus “, la Madonna nella sua prima apparizione alla Guardia disse a Benedetto Pareto, inquieto perché non sapeva come rispondere all’invito di costruire una chiesa in questo luogo tanto remoto della città: “ Confida in me: i mezzi non ti mancheranno. Mantieni solo ferma la tua volontà “.
Doveva essere una visita privata, e così certamente è stata, pur tra le centinaia di fedeli: un Tu per Tu di Benedetto XVI con Maria. Nessuno sa ciò che egli Le ha confidato dal segreto del suo cuore, ma, ancora una volta, l’ “ Angelus “ ci lascia trapelare qualcosa.
“ Un’antica preghiera, assai cara alla tradizione popolare, - ha egli poi detto in questa occasione - ci fa rivolgere a Lei queste fiduciose parole, che oggi facciamo nostre: “ Ricordati, o Vergine Maria, che non si è mai udito che alcuno sia ricorso al tuo patrocinio, abbia implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione, e sia stato abbandonato ”.
Nell’intimità del Santuario della Guardia, chi ha avuto la grazia di esservi presente – e “ di grande grazia “ ha sempre parlato l’Arcivescovo di Genova, Card. Angelo Bagnasco, nel periodo di preparazione alla visita del S. Padre – ha colto con immediatezza questo atteggiamento spirituale di Benedetto XVI, peraltro già noto dai suoi scritti, sempre profondi e spesso teologicamente elaborati: una grande semplicità di cuore nel suo totale abbandono a Maria, che lascia l’impronta indelebile e dolce di un insegnamento, quasi materno, a imitarlo.
Riaffiorano alla mente le parole da lui pronunciate all’inizio del suo pontificato: “ Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare e agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere, nella gioia del Signore risorto, fiduciosi del Suo aiuto permanente. Andiamo avanti; il Signore ci aiuterà, e Maria, Sua Santissima Madre, sta dalla nostra parte “.
Nel silenzio di questo monte, luogo privilegiato dalle apparizioni mariane, a diretto contatto col divino e lontano dalle suggestioni del mondo, Papa Benedetto ha direttamente percepito Genova nella sua realtà religiosa, nel tempo e nello spazio: nel tempo, col suo ricco bagaglio di santità, ora – divenuta città multietnica – tutta protesa verso il futuro; nello spazio, perché – porta del Mediterraneo, come l’ha definita nei successivi incontri della giornata – è naturale punto di confluenza tra l’Europa, innestata nelle sue radici cristiane, e il resto del mondo per dare sbocco alla sua connaturale vocazione missionaria.
Ricordava spesso il Card. Siri da questi luoghi che Maria ha sempre scelto per le su apparizioni l’intimità di un monte e soleva aggiungere che la sua altezza ci fa rivolgere lo sguardo verso i valori più elevati, verso Dio. Anche nella Bibbia il monte è luogo privilegiato dell’incontro col Padre, simbolo della fedeltà del Signore, prescelto dallo stesso Gesù in momenti importanti o cruciali o, semplicemente, per sentirsi più vicino a Lui. Recita il Salmo: “ Alzo gli occhi verso il monte; il mio aiuto verrà dal Signore “ ( Salmo 121 ).
E’ indubbiamente con questi sentimenti che il Sommo Pontefice ha compiuto il suo atto successivo al Santuario della Guardia: il dono di una rosa d’oro - simbolo di un amore grande, come rilevava il Card. Bagnasco nell’ultimo pellegrinaggio al Santuario; antico riconoscimento che i papi conferivano a regine o imperatrici che si erano distinti per particolari meriti nei confronti della cristianità o dei popoli o anche a Santuari rinomati e celebri, come ha ricordato con emozione il Rettore Mons. Granara.
La rosa, di grandezza naturale, sul suo stelo e col bocciolo semiaperto, è stata collocata dal Santo Padre sull’altare e lì è rimasta durante tutta la cerimonia, fiore straordinario così sbocciato nel mese di maggio al Santuario della Guardia.
Il Card. Bagnasco, a sua volta, gli ha consegnato il regalo del Santuario: una cartellina in pelle bianca con l’immagine della Madonna della Guardia in filigrana di Campoligure, una pergamena con la copia dell’atto notarile che conferma le origini del Santuario e le personali intenzioni sottoscritte dai genovesi.
Si tratta dei cinque impegni del buon cristiano. Sì, - aveva scritto su un volantino Mons. Marco Granara - la Madonna conta su di te per “ ricostruire “ coscienze, famiglie, ambienti, come contò su Benedetto Pareto. Se per questo impegno pensi di poterti impegnare su questi 5 punti …
Molti vi hanno aderito, e quell’impegno è stato ora consegnato nelle mani del Santo Padre: impegno a crescere nella vita di Fede nella propria comunità cristiana e a testimoniarla in coerenza di vita; a pregare, leggendo il Vangelo ogni giorno; a far conoscere la Madonna, il suo Santuario e le sue proposte di bene; a promuovere pellegrinaggi di amici alla Guardia; a tenere gli occhi aperti ( “ Osservatorio “ ), a pregare per la tua gente vicina ( “ Oratorio “ ), a rimboccarsi le maniche ( “ Laboratorio “ ) soprattutto per la ricostruzione con Maria della Famiglia.
Benedetto XVI ha quindi recitato una preghiera alla Madonna della Guardia, da lui composta davanti alla cappella della Guardia collocata nei Giardini Vaticani, dove quotidianamente egli conclude la recita del Rosario.
“ O Vergine Maria, che dall’alto del tuo Santuario vegli su questo popolo a Te devoto, benedetta sei Tu fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno Gesù “, ha egli esordito, riaffermando il legame, in cui sembrava riconoscersi, tra il nome di Benedetto e la Madonna della Guardia.
“ A Te, Santa Vergine della Guardia, all’inizio del nuovo millennio, la Città di Genova rinnova il suo affidamento, memore delle sue avite tradizioni di limpida fede, di intraprendenza operosa, di magnanima carità “ è stato il momento centrale della sua preghiera.
Egli si è posto, in tal modo, sull’esempio del suo predecessore, Papa Giovanni Paolo II, che durante la sua seconda visita pastorale a Genova del 14 ottobre 1990, in occasione del quinto centenario dell’apparizione, così affidava la città a Maria: “ O Vergine gloriosa e benedetta, grande Madre di Dio, Maria Santissima, rivolgi il tuo sguardo su questo popolo, che, incoraggiato dalle parole del tuo Figlio Gesù sulla croce “ Ecco la Madre Tua “ ( Gv 19, 27 ), desidera affidarsi alla tua celeste protezione “.
Non possiamo dimenticare - in questa giornata dedicata alla SS. Trinità - le parole con cui mirabilmente l’allora Arcivescovo di Genova, Card. Giovanni Canestri, ispirandosi a S. Luigi Maria Grignon de Montfort ( “ Trattato della vera devozione a Maria “, 120 ), spiegava il significato di questo atto di affidamento: “ Chi compie l’atto di affidamento a Maria non vive, non pensa, non decide, non agisce più da solo, ma con Maria e come Maria vuole vivere, pensare, decidere e agire in Cristo, con Cristo e per Cristo a gloria del Padre nell’unità dello Spirito Santo. Quindi l’affidarci a Maria ci rende partecipi del suo stesso modo di vivere. E’ ora legittimo concludere che l’affidamento a Maria è un atto che assurge a grande importanza nella storia della nostra Chiesa particolare e può essere decisivo nella vita dei singoli e delle comunità locali “ ( Lettera Pastorale del 15 luglio 1990 ).
“ E Tu, o Vergine Santa - beata perché hai creduto alla parola del Signore - fa’ di noi altrettanti coraggiosi testimoni di Cristo “ pregava allora Papa Giovanni Paolo II. E, proseguendo nel suo insegnamento, Papa Benedetto XVI così oggi implorava, con le parole e i gesti a cui siamo ormai abituati: “ Insegnaci ad ascoltare il tuo figlio Gesù e a fare quello che egli nel suo Vangelo ci dice, per testimoniarlo con la coerenza della vita, restando liberi dalle suggestioni del mondo e aperti sempre alle interiori mozioni dello spirito “.
In questa invocazione, accompagnata dal suo sorriso dolce e composto, è racchiuso tutto l’insegnamento e l’augurio della breve ma straordinaria e indimenticabile visita di Papa Benedetto XVI al Santuario della Guardia, conclusasi con la sua solenne benedizione apostolica.
E la sua figura, al canto di “ Vergine Benedetta “, ormai solennemente sfumava e si confondeva col quadro – olio su tela ( 1,30 x 1,50 ), del pittore Giorgio Oikonomoy - donatogli dalla diocesi e che rappresenta Benedetto XVI in preghiera, intensa ma serena, con le mani giunte davanti alla Madonna, la cui veste agitata dal vento indica i problemi dell’umanità.
PierLuigi Pastorino

domenica 9 settembre 2007

FESTA della GUARDIA 2007

Lo sguardo di Maria sul prossimo cammino della Chiesa diocesana.
La novena.
Quest’anno le celebrazioni in onore della Madonna della Guardia sono state – come ha rilevato con soddisfazione il Rettore del Santuario, Mons. Marco Granara - assai imponenti e partecipate, più degli anni precedenti, sia alla novena iniziata il 20 agosto, sia al pellegrinaggio della vigilia, sia alla festa del 29 agosto e, dato significativo, vi hanno preso parte numerose famiglie al completo.
Proprio il tema della famiglia è stato l’argomento portante di queste intense giornate di lavoro e di preghiera.
La novena – articolata in Lodi, Messa e Rosario quotidiani – ha avuto come momento centrale il “laboratorio” di Mons. Marco Granara sotto gli alberi del piazzale, dalle 14,30 alle 16,45, per ragionare su questo argomento – come ha affermato lo stesso Rettore – “in gruppo, alla buona, come un tempo faceva Gesù, che fosse sotto gli alberi o giù al porticciolo o su una barca o a cena dagli amici, sempre a disposizione per arrivare al cuore dei problemi”.
Punto di partenza è stata la nota pastorale elaborata dai Vescovi italiani nel giugno scorso a conclusione del Convegno di Verona dell’ottobre 2006. Com’è noto questo Convegno, a cui hanno partecipato anche eminenti studiosi, ha messo in rilievo - tenuto conto del rinnovamento postconciliare e dei più recenti documenti pontifici - le trasformazioni subìte dalla famiglia negli ultimi anni. Ne è risultato il passaggio dalla famiglia patriarcale a quella nucleare: nella prima, solo il padre lavorava, la madre stava in casa, i figli erano numerosi e gli anziani, con la loro esperienza, erano tenuti in considerazione per la loro saggezza ed esperienza; nell’altra, lavorano sia il padre che la madre, i figli sono pochi o addirittura nessuno, senza dimenticare che oltre la metà delle famiglie è mononucleare, e gli anziani sono spesso emarginati.
Ciò è stato determinato da due fattori fondamentali: l’avvento della società industriale, che ha sostituito al normale alternarsi dei tempi della fatica e del riposo la vita frenetica e confusa; la rivoluzione culturale degli anni ’60 e, in particolare, il processo di emancipazione femminile, che è andato alla conquista da parte della donna della dignità pari a quella dell’uomo nella vita sociale, culturale, politica o – come si dice oggi – di “pari opportunità”.
La recente nota dei Vescovi italiani considera la famiglia come “il luogo fondamentale e privilegiato dell’esperienza affettiva”. Perciò essa afferma che occorre “comunicare il Vangelo dell’Amore, mostrando il volto materno della Chiesa, reagendo al diffuso “analfabetismo affettivo… con percorsi formativi adeguati”.
Ne è risultato che la famiglia come Cristo l’ha voluta è un’entità insostituibile, fondata sul matrimonio, dove il coniuge è unico in maniera indissolubile, fedele sempre, nella gioia e nel dolore, pronto – come Lui – a morire per l’altro, anche di fronte al mutare delle culture, causato dalla inevitabile globalizzazione.
“Siamo chiamati a rendere la comunità cristiane maggiormente capaci di curare le ferite dei figli più deboli, delle famiglie disgregate e di quelle forzatamente separate a causa dell’emigrazione”.
Particolare risalto il Rettore ha dato - a proposito di “percorsi formativi adeguati”- a due istituzioni sorte alla Guardia: il Punto Famiglia, lo spazio aperto proprio un anno fa sul piazzale del Santuario e al quale nel corso di questi mesi si sono rivolte coppie e genitori in difficoltà; la Casa delle Famiglie, una struttura in via di realizzazione, per soggiorni di formazione per famiglie e giovani fidanzati.
La processione.
La sera della vigilia della solennità della Madonna della Guardia, appena arrivato puntualmente alle 19 l’Arcivescovo Mons. Bagnasco, iniziava dalle Acque Minerali la processione col rosario meditato preparato da Mons. Piero Pigollo, direttore dell’Ufficio diocesano Vita e Famiglia, che lo ha condotto sulla base di alcuni pensieri di Mons. Angelo Comastri [in “Prega e sarai felice “, Edizioni San Paolo, 2006].
Subito il sole spariva e iniziava una pioggia di grossi goccioloni d’acqua, che non turbava minimamente i numerosi fedeli e che, dopo un bel po’, forse, visto che la loro fede era stata messa abbastanza alla prova, lentamente cessava per lasciare posto a un cielo dai riflessi rosati dietro un ridente arcobaleno.
“Questo pellegrinaggio – ha detto Mons. Pigollo – si pone come ‘trait d’union’ tra la Festa della Guardia e i prossimi appuntamenti della nostra diocesi, come il programma pastorale triennale”.
Il rosario è stato dedicato alle famiglie: a quelle che stanno per costituirsi, a quelle già sorte, a quelle in difficoltà, a quelle che vivono felicemente la loro unione, a quelle ormai disgregate.
Tutti i fedeli procedevano in tal modo faticosamente verso il Santuario, mentre si faceva ormai buio, uniti in questa corale preghiera per la riedificazione della famiglia.
Era presente anche un gruppo di ragazzi della Pastorale Giovanile guidati da don Nicolò Anselmi: molti di loro parteciperanno nei prossimi giorni a Loreto all’Agorà, l’incontro di Papa Benedetto coi giovani italiani.
Ripercorrendo i Misteri della Gioia, sono stati anticipati alcuni argomenti ripresi dall’Arcivescovo nella sua omelia della Messa Pontificale della Solennità della Madonna della Guardia.
“Entriamo nella piccola casa di Nazareth o nella povera casa di Loreto: è il luogo nel quale Maria ha pronunciato il sì più decisivo della storia umana”. “Maria non si chiude nella sua gioia o nel suo stupore: Maria esce, va dalla cugina Elisabetta, diventando immediatamente missionaria”. “Maria e Giuseppe guardano il Bambino nella povertà di Betlemme: ogni volta che nasce un bambino, noi dobbiamo avere lo stesso stupore: ogni vita è sacra; ogni vita è preziosa; ogni vita è grande. Ma oggi quanti sono ancora capaci di stupirsi davanti al miracolo della vita?”.
“Dice l’evangelista Luca che, presentando Gesù al Tempio, portarono l’offerta di due tortore: era l’offerta dei poveri. Eppure quella famiglia è la più felice della storia umana, perché è la famiglia nella quale è presente Dio”.
Di fronte, poi, al mistero del ritrovamento di Gesù nel Tempio, dobbiamo considerare che Gesù non si è smarrito, ma costringe Maria e Giuseppe a cercarlo: “Bisogna, allora, ogni giorno rimettersi in viaggio e non avere pace fino a quando non abbiamo ritrovato il Signore”.
La Messa della Vigilia.
Al termine del pellegrinag-gio, durante la messa della vigilia della solennità di N. S. della Guardia, Mons. Bagnasco ha voluto riflettere sul senso del pellegrinaggio stesso, riconsiderando sinteti-camente i fondamenti della fede cristiana e riscoprendo l’uomo nella sua essenza ultima, quasi una premessa alle omelie della Solennità del 29 agosto.
Ha egli fatto memoria di un pellegrinaggio antico, che si snoda nel tempo: “Qui i nostri padri sono venuti con fede e devozione per presentare ai piedi di Maria le pene e le gioie, qui hanno pregato per i figli; qui li hanno portati perché imparassero la devozione alla Madre di Dio e nostra”. Con un’immagine plastica ha, quindi, spiegato il valore di questo procedere, di questa lunga storia di fede, di speranza, di sacrificio: “E’ come una luce nella notte: una luce che sale dal tempo e che illumina Genova “.
Ha, quindi, ricordato che la vita terrena è un pellegrinaggio dalla terra al Cielo: “L’uomo non è uno sbandato, un vagabondo errante che non sa dove andare. L’uomo è fatto da Dio come un pellegrino che sa da dove parte e sa dove va: conosce la meta del suo cammino “. A tal riguardo, ha menzionato Sant’Agostino: “Siamo fatti per Te e il nostro cuore non riposo se non in Te “e San Giovanni Climaco: “Il tuo amore mi ha ferito; io cammino cantando Te “.
L’uomo, essere finito, nel suo pellegrinare, tende misteriosamente all’infinito, nel quale viene quasi paradossalmente coinvolto: “L’uomo è creato nel segno della finitezza e del limite; ma in modo tale che solamente l’infinito può colmare questo mendicante d’amore, di bellezza, di eternità “.
Mons. Angelo Bagnasco, approfondendo ancor più il discorso, ha aggiunto che la vita terrena è non solo un pellegrinaggio dalla terra al Cielo, ma è anche un pellegrinaggio interiore: “Molte voci vogliono farci credere che ciò che conta è solo ciò che cade sotto i nostri sensi, che l’uomo è solo corpo e che deve essere sempre e comunque soddisfatto”. E invece è l’interiore dell’uomo a rivelare quel suo tendere all’infinito, nel quale pienamente egli si realizza: “Gesù ci ha rivelato una realtà ben più grande e nobile: l’esistenza dell’anima, la scintilla vitale che ci rende immagine e somiglianza di Dio. Questa è immortale e il fondamento della dignità umana”.
L’Arcivescovo è quindi entrato nel cuore del discorso: il cristiano è cristiano proprio perché nel suo pellegrinaggio dal tempo all’eternità, dal finito all’infinito, non è solo: “La preghiera del Santo Rosario ci ha ricordato che la Madonna cammina con noi e ci porta Gesù: ecco perché i santi ripetevano ‘ad Iesum per Mariam’”.
Mons. Bagnasco ha definito la preghiera del Rosario una preghiera che deve diventare cara e quotidiana, dove ogni mistero rievoca un episodio della vita di Cristo e “le labbra ripetono l’Ave come l’onda del mare s’infrange tranquilla sulla spiaggia: il cuore di Dio è la riva e l’onda insistente è la nostra preghiera”.
Per questo – ha concluso l’Arcivescovo – anche questa sera il Rosario del pellegrinaggio ci ha condotti dal finito all’infinito, dal Rosario all’Eucarestia, che, memoriale della morte e resurrezione, ha definito “il pane dei pellegrini, il cuore della Chiesa, il tesoro più grande della fede”.
Per questo – ha precisato – nel prossimo anno vogliamo conoscere meglio il mistero dell’Eucarestia attraverso la catechesi e la partecipazione alla Messa festiva.
La Messa Pontificale.
Nella bella mattinata del 29 Agosto, Festa anniversaria della Madonna della Guardia, prima della Supplica nella Cappella dell’Apparizione, il Rettore del Santuario, Mons. Marco Granara - alla presenza dell’Arcivescovo Mons. Angelo Bagnasco, del Vescovo Ausiliare Mons. Luigi Palletti, delle autorità cittadine, della banda di Ceranesi, delle Confraternite coi colossali Cristi, di numerosi sacerdoti e religiosi e di migliaia di fedeli di tutte le età ivi convenuti con i più svariati mezzi di trasporto (ma anche a piedi ne continuavano a sbucare dalle molte scorciatoie) - ha dato lettura dell’atto del Notaio Badaracco, il più antico documento a noi pervenuto dell’apparizione stessa: esso contiene un’attestazione giurata dei fatti di cui vennero a conoscenza gli abitanti della vicina frazione di Livellato, conservata presso l’Archivio della Curia di Genova.
E’ quindi iniziata la processione con l’arca e lo stendardo della Madonna, mentre veniva devotamente recitato il Rosario e venivano intonati canti mariani sulle note della banda. Ha fatto seguito la Messa pontificale presieduta dall’Arcivescovo Angelo Bagnasco e con la presenza del Vescovo Ausiliare Luigi Palletti.
Nell’omelia, l’Arcivescovo ha per prima cosa manifestato la sua commozione nel pensare che proprio un anno fa in questo luogo, meta dei pellegrinaggi della sua famiglia e della sua infanzia, è stata annunciata dal Card. Bertone, davanti a Maria, la sua nomina ad Arcivescovo di Genova: “A Lei rinnovo il mio amore filiale, a Lei riconsacro me stesso e il mio ministero, perché possa precedere il mio popolo dietro al Signore Gesù”.
Ecco che, a questo punto, Mons. Bagnasco è corso col pensiero alla casa di Nazareth, come nel Rosario meditato della vigilia: “Vogliamo ora entrare in quella piccola casa – la casa del sì di Maria - discreti, quasi furtivi”. Essa ci insegna che l’esistenza non è fatta di esperienze eccezionali, di emozioni forti, ma che, al contrario, è costituita da cose semplici e ordinarie: “I Vangeli non ci dicono quasi nulla della vita nascosta a Nazareth, ma è proprio questo silenzio che ci dice tutto se sappiamo fermarci e ascoltare con umiltà”.
Essa ci insegna – ha rilevato, innanzi tutto l’Arcivescovo – che Gesù ha voluto una famiglia e una casa come tutti noi. Egli ha definito la famiglia il nucleo portante della comunità umana; la culla della vita; sacramento e chiesa domestica: “Nessuno si può sostituire alla famiglia: individui, enti, istituzioni. Tutti devono affiancarsi e cooperare alla sua grandiosa missione”.
Per questo - ha egli concluso – la Chiesa sente il dovere di annunciare, sempre e in ogni luogo, il vangelo della famiglia fondata sul matrimonio; per questo – ha ancora ribadito - la nostra diocesi ha programmato per i prossimi anni una particolare attenzione pastorale a questa realtà.
La Messa del pomeriggio.
Nel primo pomeriggio del 29 Agosto, mentre molte persone erano ritornate in città e altre continuavano a salire al Santuario, Mons. Bagnasco celebrava una seconda messa solenne, ma più intima e raccolta rispetto a quella imponente del mattino.
Anche l’omelia dell’Arcivescovo si è fatta ancora più intima, quasi orante: “Il giorno volge al suo termine: giorno di preghiera e di festa”. Egli ha rievocato la novena preparatoria, che è continuata nel pellegrinaggio della vigilia, che ha definito vigilia di fatica e d’amore, sostenuta dalla preghiera nell’attesa dell’incontro con la santa Vergine e con Gesù: “L’ora della sera è l’ora dolce della giornata, il momento in cui i tumulti e gli impegni del lavoro si smorzano, tutto entra in quella quiete vespertina che precede il riposo”.
Egli ha constatato che in fondo alla nostra anima, ha preso dimora una pace, forse già nota ma certamente rinnovata, che ci fa gustare delicatamente gli effetti del nostro pellegrinare: “Abbiamo compreso che pregare è vegliare in attesa della luce”.
Mons. Bagnasco, che sembrava ricercare le parole nel profondo del suo cuore, ha osservato che questa è la fede che ci ha insegnato Maria in quella casa di Nazareth, che talora, come all’Annunciazione, è colta dal turbamento del mistero, ma non arretra: “Al contrario avanza verso l’abisso di luce e naufraga in esso: ‘Sia fatto di me secondo la Tua parola’”.
L’Arcivescovo, a questo punto, ci ha insegnato che cos’è la fede, con parole talmente profonde che non possono essere parafrasate, ma che devono essere ripercorse e rimeditate lentamente: “La fede non è un insieme di buoni sentimenti: è molto di più! Non è un codice di onestà: è molto di più! Non è un’ideologia: è molto di più!…
E’ credere che Dio è Qualcuno e che quindi tocca l’intero orizzonte della nostra esistenza. E’ lasciarci abbagliare dalla luce così da accettare l’oscurità. E’ lasciarci trovare da Dio. E’ credere che si può amare come si ama una persona. E’ vivere ogni momento riferiti a Gesù, crocifisso e risorto. Egli è l’amico che accompagna i nostri passi e ci conduce all’eternità; Colui che un giorno sarà il nostro Giudice e, lo speriamo, la nostra eterna felicità; … che rivela che la morte, pur rimanendo atroce, non è assurda. … Egli ci ha mostrato che l’amore non è qualcosa che brilla, ma è qualcosa che consuma; che consuma fino alla croce, ma fa di ogni più piccola azione un avvenimento immenso, nel quale ci viene dato il Paradiso e nel quale possiamo dare il Paradiso”.
E ritorna in Mons. Bagnasco l’idea del “Ad Iesum per Mariam”, del finito che tende all’Infinito. Effettivamente – dobbiamo constatare – solo una fede così profonda e autentica può aiutare l’umanità a riscoprire il concetto di famiglia fondato sul matrimonio, l’argomento da cui la novena alla Madonna della Guardia era partita e che ne è costituito il percorso fondamentale fino alle celebrazioni conclusive.
PierLuigi Pastorino